Social Media Per Aziende

Uso strepitoso di twitter in GB

La nostra Suzi Jenkins questa settimana si è persa dentro un altro dibattito su TripAdvisor, stavolta imperversando su Twitter.

La vicenda: un ristoratore ha sollevato una protesta davvero fuori dal comune nei confronti delle recensioni “poco intelligenti”, con una risposta (pubblicata su TripAdvisor) palesemente piena di falsità, assurdità e aneddoti pseudo criminali. Se volete mettere il vostro inglese alle prova, ecco la storia qua.

Insomma, questo contatto ha dato il via ad un tam tam su Twitter tra i ristoratori inglesi e Suzi (ovvero la nostra Closet Queen of Social Brilliance n.d.r). Quello che abbiamo imparato è che esiste un utilizzo forte, azzardato e spregiudicato di questo strumento da parte dei ristoratori britannici. Bello! Sapete perché? Basta dare un’occhiata veloce ai loro profili.

Prendiamo la bio (quelle 3 righe che riassumono l’azienda).

@StickyWalnut

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Ovvero – Se arrivi dalla stazione gira a destra al sexy shop, passa il ponte construito in metallo di scarto, poi a sinistra al secondo magazzino di mobili di seconda mano

@thatweecafe

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Ovvero – Indipendenti. Bevitori d’espresso. Creatori di bevande shakerate. Gestori di sandwich. Trafficanti di salsiccia. Crapuloni di tè. Zona Gaeltacht di Belfast. La caffeina rende sexy.

Poi ci sono i proprietari e i dipendenti dei vari ristoranti (con account anonimi, quindi non ci è dato di sapere né come si chiamano, né dove lavorano; scelta molto professionale)

@RestaurantsRant

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Ovvero – Sono proprietario di un ristorante. Lo amo, lo odio. Sono ovunque

@PolShields

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Ovvero – Sono un cuoco, non un operatore di miracoli (il mio detto preferito è Aggiungi il prezzemolo e mandalo a @@@)

Questo stile di comunicazione contiene commenti forti, svalutazioni ironiche della propria attività, scambi aperti (insulti scherzosi, pareri, battute forti) con la concorrenza, pareri molto personali dei titolari degli account. Questo è antitetico rispetto al tipo di comunicazione social a cui siamo abituati noi dello Stivale.

Insomma, avete capito! NON stiamo dicendo che questo tipo di comunicazione sia adatta né a Firenze, né alla Toscana e forse a nessuna parte d’Italia (per ora!).

MA…

Da quando esistono gli strumenti 2.0, la “conversazione” italiana è radicalmente cambiata. Essere prolissi con solo 140 caratteri è impossibile! E forse per noi figli di Dante è un po’ duro abituarsi ad essere concisi. Il tipo di comunicazione dei ristoratori britannici ci ha spiazzato e incuriosito.

E poi, diciamoci la verità: è proprio ganza!  Quindi, visto che Firenze l’è la culla della lingua italiana, sarebbe fantastico diventasse anche l’incubatrice del nuovo linguaggio 2.0 italiano!

 

Note to 

@PolShields@RestaurantsRant@thatweecafe@StickyWalnut

We don’t suppose you really understand much of this, suffice to say that your communication styles blow our socks off, our gobs are smacked, we are dumbfounded. Our new mission is to get the whole of Italy to copy you. Yuh.

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