Social Media Per Aziende

Lavoro e social media: binomio pericoloso?


Per chi
    • ha cura della propria reputazione online
    • è consapevole dei rischi che l’uso dei social comporta
    • non è consapevole dei rischi che l’uso dei social comporta, ma il fatto che comporti dei rischi gli fa scattare un campanello d’allarme
    • non sa di cosa sto parlando (ed è bene che lo sappia, credetemi)

A volte sento dire che creare gli account social aziendali significa “sbarcare con l’azienda su internet”, piuttosto che “aprire dei canali si comunicazione online”.

In realtà è ormai da un bel po’ di tempo che i canali di comunicazione online esistono (e sono aperti 24 ore su 24, 7 giorni su 7) e l’azienda è su internet, che lo voglia o meno.

Creare gli account social (ma non basta, poi bisogna anche gestirli) significa essere presenti da protagonisti. Il che non è per tutti. Invece la necessità di comprendere il fenomeno è per tutti, perché anche se l’azienda sceglie di non essere presente in rete da protagonista, è presente comunque e bene o male sono in rete (tutti o in gran parte) i suoi dipendenti, collaboratori, clienti e fornitori.

La “rivoluzione digitale” degli ultimi anni è stata, come dice la parola stessa, una rivoluzione. E spesso l’ambiente aziendale (a partire dall’imprenditore e includendo tutto il personale aziendale e coloro che ruotano intorno all’azienda) non è preparato ad affrontarla.

E allora ci si trova di fronte a fenomeni come la chiusura degli accessi a internet all’interno dell’azienda per “tutelarsi”. Questo però equivale a fare come gli struzzi

Certo, in azienda nessuno sarà più in grado di creare danni, almeno sui social. Ma una volta fuori…

E allora che si fa?

Ci sono due aspetti da considerare

  • l’uso inconsapevole del mezzo
  • l’uso improprio del mezzo

Un conto è non essere a conoscenza della possibilità di fare danni a sé stessi e all’azienda. Un esempio purtroppo piuttosto comune è parlare di fatti riservati su facebook. Uno è convinto che solo gli amici vedano quello che si scrive, ma le vie di internet sono infinite e i bit si propagano che è un piacere. Non mi addentro nei tecnicismi, ma quello che si pubblica su un social media non è MAI privato.

Un altro discorso è conoscere bene i mezzi social, ma usarli a scopo personale anche durante l’orario di lavoro aziendale, per non parlare dell’uso dei mezzi aziendali per il proprio tornaconto.

Il primo punto si gestisce attraverso la formazione e il monitoraggio, il secondo impostando un sistema di regole aziendali.

#1 Formazione

La prima cosa da fare è spiegare bene cosa significa usare i social media, i rischi che si corrono (personali ed aziendali) se non si sta attenti a come si usano gli strumenti social, il linguaggio da usare e le consuetudini da seguire sui social. Se non ci sentiamo sicuri è il caso di affidarsi ad un esperto. Si chiama “prevenzione” (tra l’altro oggi giorno questo tipo di formazione è spesso finanziato o finanziabile).

#2 Monitoraggio

Oltre alla formazione è opportuno tenere sotto controllo non solo la reputazione dell’azienda, ma anche quella di chi è legato all’azienda e intervenire tempestivamente appena c’è il sentore che “qualcosa è andato storto”. Si chiama “cura”.

Prevenire è meglio che curare, ma è bene non farsi cogliere impreparati.

#3 Regole aziendali

Nella cosiddetta social media policy (l’insieme delle regole aziendali per l’uso dei social media) andrebbero invece specificate le regole di condotta, il comportamento da tenere, la gestione della proprietà degli account…

La Politica Globale dei Social Media di Dell è un esempio di policy innovativo (pur essendo del 2011), ma in rete si trovano diversi esempi a cui poter attingere. C’è anche un buon articolo che fornisce delle linee guida per la creazione di una politica aziendale per i social media (è in inglese, ma comprensibile – stiamo lavorando all’articolo in italiano).

Social Media Policy

 

E voi a che stadio siete? Vi si è appena aperto un mondo o siete già al lavoro per redigere la vostra politica aziendale per i social?

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